Traduzioni
STONE BUTCH BLUES
Storia di una traduzione
E' andata così, la storia di quello che per anni dalla comunità è stato considerato un libro cult lesbico e che è diventato anche un cult transgender.
Nerina Milletti, ricercatrice e owner di ellexelle, mi contattò (nel 97, credo) sulla transgender list di Helena Velena, una delle prime mailing-lists dell'epoca e certamente la prima a creare una comunità virtuale di persone trans. Ero allora l'unico trans FtM (female-to-male) della lista e lei era curiosa di conoscermi. Io dal canto mio non vedevo l'ora di fuggire dalla grigia Parma e dalle mail Nerina mi aveva fatto un'ottima impressione. Ci incontrammo a Firenze e mi regalò una copia di Stone Butch Blues dicendomi che mi avrebbe interessato molto. Così fu. Era una storia lesbica ma era anche una storia trans e mi ci ritrovavo in molti passaggi. Fui molto colpito dalla profonda sofferenza della protagonista e dalla denuncia totale urlata dalle pagine. C'era il dolore, ma anche l'orgoglio, la voglia di dire basta, e un coraggio infinito, di ferro. Una storia scritta col fuoco e col sangue. La nostra Storia. Ho continuato a sentir parlare di SBB da molte persone e non capivo perché non ne fosse stata fatta ancora una traduzione in italiano.
Nel 2001 fondai una rete reale e virtuale attraverso la mailing-list ftMItalia e il Coordinamento Nazionale Trans FtM, e la nascita comunità FtM può considerarsi senz'altro legata a questi due eventi. In lista e nelle associazioni arrivavano sempre più ragazzi trans che, pur avendo un disagio nell'identità di genere, non si identificavano nello stereotipo maschile. Mi resi conto che in Italia mancavano modelli alternativi al dualismo maschile/femminile e che questo generava molta confusione, un sacco di scelte sbagliate e molto dolore. Allo stesso tempo, con la maggiore visibilità della realtà FtM sono sorti conflitti con il mondo femminista e lesbico. Eravamo additati come "traditrici del nostro sesso", "vendute al patriarcato e al maschilismo". C'era bisogno di transgenderismo. C'era bisogno di qualcosa che ci facesse vedere i nostri punti di incontro ma anche le nostre differenze. Questo qualcosa per me era proprio Stone Butch Blues.
Contattai l'autore/autrice, Leslie Feinberg, esponendo il mio desiderio di tradurre il suo libro. Era da poco rientrat* in possesso dei diritti d'autore e la transazione ne sarebbe stata facilitata. Mi mise in contatto con la sua agente. Io a mia volta mi misi in contatto con Il Dito e la Luna Editore. Scelsi una casa editrice LGBT perché mi sembrava giusto così. Nessuno mi rispose, perciò di lì a breve andai alla fiera del libro di Torino, trovai lo stand dell'editrice e prima che potessi individuarla io, Francesca Polo mi riconobbe e sentenziò: "Davide Tolu, il contratto è tuo!"
Lavorai in collaborazione con Margherita Giacobino che è anche curatrice della collana. E nel giugno 2004 Stone Butch Blues venne alla luce anche in Italia in una bellissima edizione. Leslie Feinberg venne a trovarci insieme alla sua compagna, la poetessa Minnie Bruce Pratt, e partecipò entusiasta al tour che avevamo organizzato: una fitta serie di presentazioni da Torino a Milano, Bologna, Firenze, Roma.
L'incontro con Leslie è stato uno dei momenti più belli della mia vita, credo che nessuno di noi che l* incontrammo avesse mai conosciuto persona più amabile, tutti gli/le volemmo bene immediatamente. Ricordo con commozione il momento in cui mi disse che tra noi stava nascendo una bella amicizia. Grazie, Leslie! La tua presenza ci manca molto.
E grazie a Nerina Milletti per avermi regalato SBB e avermi fatto evadere dalla mia claustrofobica routine un giorno di dieci anni fa.
(nella foto: Leslie Feinberg - al centro- insieme a me e Matteo Manetti durante la presentazione di Stone Butch Blues a Firenze, Convento delle Oblate, 2004)

